E' il 5 novembre ed io sono in t shirt, ci ritroveremo circondati da alberi di natale ed io addobberò il mio in t shirt. Questo non solo è ridicolo, ma è anche controproducente, per esempio, se si continua di questo passo, calzedonia e golden lady quest'anno non avranno il piacere di vedere l'80% dei miei averi finire nelle loro casse. Non è tempo di spesse calze coprenti, si gira ancora in 20 danari. Sì, questo è arabo per molti dei pochissimi che ancora si sforzano di seguire queste scarne pagine. Siamo al 5 novembre e quando vado all'università vedo questi giovani idealisti riversarsi nelle strade, parlare, parlare, parlare, concludere poco, purtroppo.
Il valzer 10 di Chopin lo sogno anche la notte (http://www.youtube.com/watch?v=sPmVlmd7koQ Arriverò a suonarlo così?) , Bach mi manda ai matti e Haydn mi sconvolge il senso del ritmo. Le mie mani non sono mai state tanto occupate.
Che poi, vedere i Cure gratis per un'ora e mezza non ha prezzo.
Tu, tu e tu siete ridicoli. Vi odio nelle vostre pose senza forma, nei vostri capelli ridondanti e nelle vostre stucchevoli ovvietà fatte di "se", di "ma" e di qualunquismo talmente puro da poter essere tagliato col coltello. Odio il modo in cui vi porgete, in cui nascondete la beffarda verità derivante dal vostro egocentrismo menefreghista dietro un sorriso condiscendente. L'aria greve che vi trascinate dietro mentre poggiando i piedi per terra decidete di scendere dal piedistallo di merda che avete sotto, una due volte all'anno. Odio quegli occhietti maliziosi, quegli sguardi innocenti e quella melensa parlantina che vi connota.
Ma in realtà non è odio, è indifferenza che si trasforma in orticaria se poggio i miei occhi su di voi. Per questo vi cito sul blog, che ormai è niente.
I just came back from Berlin, i loved that city so much (and hated it so much in the beginning), that i'm seriously thinking about having my erasmus there. Indeed 8 days aren't enough to enjoy such a wonderful piece of art. Agoraphobic and cheerful, calm and vibrating in every single aspect. Big spaces and happy faces. Nice places and so much walking, so much that my feet started hurting on the second day and never stopped until i came back home, and all that dancing didn't help either. But of course i'm the same silly shallow child as i used to be when i was 17, so i also risked to fuck up my life, which eventually turned out great. Could you guess another six months of endless pain? I could and believe me, it would be terrible to the desperation point.
Chiunque tu sia che fai finta di giungere a questo blog tramite alcune chiavi di ricerca, cosicché io poi possa ritrovarle in shinystat...SEI UN DIOTA E PROBABILMENTE LO SAI.
Questo blog sta diventando la mia valvola di sfogo per le lamentele stupide, tipo gli acciacchi fisici. Che fine patetica. Quasi mi manca quell'estro giovanile ed idiota che mi caratterizzava negli anni più oscuri della mia vita. Dovrei essere al mare o dovrei essere da qualche parte ad amoreggiare con il venticello che mi accarezza la faccia. Non dovrei essere qui adesso, non è giusto.
Il primo esame è andato, troppo stress, non so se riuscirò a sopportare lo stress del giorno dell'esame per ancora due anni. Il dover aspettare seduti per 3/4/5/7 ora, senza sapere quando il proprio libretto verrà pescato dalla lista. Questa università di Napoli fa letteralmente schifo. E' vergognosa.
Comunque quando avevo 5 anni pensavo che dietro l'armadio di mio fratello ci fosse il passaggio per un universo parallelo fatto di folletti con le mani enormi e pelose, ma il perché di questa mia convinzione non lo rivelerò. Sarebbe troppo imbarazzante.
Mi fa male il dente del giudizio, porca miseria. E' da circa ventimila anni che non si decide a venire fuori del tutto e press'a poco 5/6 volte l'anno mi provoca(no) dei dolori lancinanti che sfociano in infiammazioni stratosferiche che mi costringono ad imbottirmi di antidolorifici ed antibiotici (pure siringhe). Non gliela faccio più, sul serio. Si aggiunga a questo che bisogna studiare alacremente causa esami incombenti, tutto ciò diventa davvero stressante. C'ho la gengiva come una palla di fuoco.
Ho appena ritirato i risultati delle mie analisi del sangue, accanto ad una pressione rasente lo zero si è messa un'anemia apocalittica. Il livello della mia ferritina è tre, il minimo sarebbe dieci. Praticamente è un miracolo che abbia pure la forza di lamentarmi e di fare la scontrosa. Credo che mi riempiranno di capsule di ferro che io prontamente dimenticherò di assumere. In verità farò meglio a mettermi una sveglia al cellulare.
Dal momento che sono tornata alle origini, ascolto i Clash. Ho la mente subissata di ricordi, scoppierò probabilmente.
Vorrei tornare ad avere quattordici anni per fare un sacco di cose da capo ed evitare grandi cazzate unanimamente giudicate come tali.
Invece ho ventidue anni e qualche volta mi reco ad un concerto stupendo dove non posso fare altro che rimanere a bocca aperta per quell'oretta di vocine e tastierine e bassi semplicissimi. Sto parlando degli Shout Out louds. Faccio molta fatica a tenere sotto controllo il peso, soprattutto perché non mi peso, mi faccio dei calcoli mentali quando mi sveglio, dopo aver fatto colazione o prima di andare all'università. La bilancia mi mette una paura ed un'ansia esagerata. La primavera è arrivata e con essa la mia depressione tipicamente invernale si è dileguata, o meglio si è trasformata in rabbia. In effetti, sono molto arrabbiata, l'autoconsapevolezza fa male. Ti sbatte in faccia la realtà e tu puoi anche piangerci su o decidere di ignorarla, ma quella sta lì, non ci puoi fare molto. Affrontarla è come dire....HAHAHAHAHAHAHAAH. Va bene.
Comunque visto che è primavera mi chiedo come mai il cielo sia plumbeo, il cielo plumbeo mi mette un nervosismo addosso esagerato. Inoltre non ho voglia di studiare, vorrei solo correre dalla mattina alla sera e questo non è fattibile per evidenti motivi (a partire dal fatto che ho scarsa resistenza fisica).
Faccio alcuni piccoli progetti, ma non ci conto molto su, diciamo che non penso oltre i prossimi cinque minuti, questo mi fa vivere meglio alla giornata, ma non sono sicura che nel lungo termine mi porti a qualcosa di positivo. Staremo a vedere. Sono incredibilmente ed irrimediabilmente occupata, ma impiego poco ad ignorare i miei impegni, laddove la facoltatività delle attività giornaliere della gente che conosco si rileva essere molto più densa, estenuante e FUORVIANTE dei miei obbligati doveri. Cosicché ci metto poco a svegliarmi alle 9 a guardarmi attorno e a decidere di non aprire libro. Arrivo a concepire tutto questo, comunque. Si fa molto prima a decidere di crearsi dei piacevoli obblighi a cui non si può assolutamente rinunciare, piuttosto che ad asservirsi a delle necessità dettate dal periodo (periodo di studio, appunto). Dovere, potere, volere.
I miei concerti dei Cure sono sempre stati un'esperienza. Sotto ogni punto di vista.
Al primo avevo 16 anni, era il 23 luglio 2002. C'era un sole spaccapietre ed io e Martina prendemmo un regionale da Napoli Campi Flegrei alle 8:30 del mattino, per cercare di essere all'Olimpico il prima possibile. Per lasciare che la disidratazione e la polvere ci ricoprissero tutte e per ascoltare i commenti estenuanti ed un po' non sense dei giovani darkiusi accalcati davanti ai cancelli. Dopo quattro ore la tensione era palpabile e la pipì generale era alle stelle. Dopo sette ore si sentivano imprecazioni varie, ma quando mettemmo piede dentro, quando finalmente riuscimmo ad acchiappare un posto in terza fila, capimmo che ne era valsa la pena. Che sarebbe stato qualcosa di incomparabile. I Cure iniziarono a suonare intorno alle 22 e smisero all'1. Io svenni due volte e piansi metà del concerto. Passammo poi la notte nei giardinetti vicino all'Olimpico e la scritta invicta sul mio zainetto nero è ancora verde, perché qualcuno ritenne che fosse più appropriata così. Fu strepitoso e coinvolgente.
Il mio secondo concerto dei Cure fu a Napoli, nel 2004, giugno 2004. Non avrei mai pensato di riuscire ad assistere ad un loro spettacolo a circa 10 minuti da casa mia e, soprattutto, non avrei mai pensato di ascoltare Boys don't cry dal vivo. Con me c'erano Anastasia e Martina, Gin e Amico Napoletano studente del Dams. Gin ed io battibeccammo un po', lui e la sua smodata passione per i Beatles, io e la mia incommensurabile saccenza adolescenziale. Ero di fuxia vestita ed ero felicissima, impolverata e strattonata qui e lì da un improbabile pogo.
L'ultimo è stato pochi giorni fa. Un'esperienza piuttosto matura, rilassata, ma al contempo entusiasmanete. Il biglietto me l'ha regalato la persona che era con me (indovinate chi), e dalla tribuna laterale dove ci eravamo seduti, non ho potuto trattenere le lacrime quando sono entrati in tutto il loro splendore ed hanno aperto con Plainsong. Tre ore di pura estasi. Sono rimasta ipnotizzata ed un po' intontita per la troppa emozione. Ed a serata conclusa, ho asserito che quella era stata una delle migliori notti della mia vita (per il concerto e per altro). Robert con molti chili in meno, Simon più arzillo che mai, ed uno stranissimo chitarrista darkiuso di provenienza sconosciuta. Porl mancava.
In sostanza grazie.
Ho finito di leggere il libro più strambo ed incredibile scritto da giapponese vivente. Kafka on the shore di Murakami. Contiene più citazioni a miti e leggende e filosofia greca che qualunque altro libro abbia mai letto. Temo di aver colto solo in parte il significato e l'essenza di questo romanzo dai toni a volte sanguinolenti, a volte sessuosi ed a volte così ingenui da far venire quasi il nervoso (alcuni dialoghi sono davvero. troppo. troppo. carini). Ovviamente, ho odiato il protagonista maschile (anche se mi ha fatto pena in alcuni momenti, e penso che suscitare pathos fosse l'intento dell'autore). Odio quasi sempre i protagonisti maschili, ma questo non mi impedisce di adorare il romanzo che sto leggendo e di restarci incollata per ore. Murakami è un genio. Ani, leggilo questo eh, impazzirai.
Sono tornata a Napoli martedì, per studiare, per prepararmi all'esame di Economia (una grossa incognita a detta mia, troppa troppa roba, poco pochissimo tempo). Mal che vada avrò tutti quegli schemi e schemetti già pronti. E' stata un'assurda epopea. L'ic è giunto alla stazione con mezz'ora di ritardo, ho aspettato la metro per un'altra mezz'ora. La metropolitana più affollata e lenta su cui abbia mai viaggiato. La tratta Piazza Garibaldi casa mia è durata un'ora e mezza, compreso il termine di corsa a Campi Flegrei. Sono arrivata a casa con i nervi a fior di pelle. Ma poi ci ho riso su. Ultimamente rido su un sacco di cose. Sto diventando Pollyanna.
Quel fatidico giorno, che ogni anno mi precipita addosso, sta arrivando. Mi salvi chi può.