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sabato, 30 ottobre 2004

Di come il mio pc si spense in pace e di come Woody Allen divenne mio nonno adottivo.

Il mio personal computer è deceduto, la data della dipartita risale a lunedì 25/10/2004, quando, tornata a casa da scuola, mi diede un chiaro segno della sua spossatezza fisica: rifiutò persino di mostrare un "qualsivoglia qualcosa" sul vecchissimo monitor. Da allora, ogni tentativo di riportarlo in vita è risultato inutile. Altro non posso fare che attendere l'arrivo di un nuovo pargoletto, poiché la morte del primo non è giunta inaspettata, il rimpiazzamento non è stato meno doloroso. Per adesso mi limito ad usufruire del pc di Daniele, il quale mi ha, per altro, costretta a scrivere codesto post; cogliendomi nei dieci minuti successivi alla mia preparazione mentale. Ovvero, posteriori al "momento di poesia", Crociano. Ormai ogni tentativo di risultare epistemologica non avrà buon esito, quindi tanto vale divagare*.

Acquistai un tale libretto di un tale Woody Allen**, chiamato "Saperla lunga". Questo libretto mi lasciò talmente sconvolta dopo la sua lettura, che ebbi seri dubbi sul fatto che tra me e l'autore del suddetto potesse intercorrere qualche legame di parentela. In fin dei conti, il bisbetico domato e sarcastico, timido ed impacciato, ha 70 anni ma, incredibilmente, non potrebbe essere mio nonno paterno, nè materno. Potrebbe, tuttavia, essere il 13° fratello di mio padre, ebreo per non si sa quale inesistente ragione. Per il suo modo di approcciarsi a Kant, in un capitolo intitolato "La mia filosofia", quando applica la "Critica alla ragion pura" a se stesso, cambiandole il nome in "Critica al torto puro", mi lasciò esterrefatta. (Chi non è in grado di capire la velata battuta non ha ragione di esistere, in verità). Ebbene, le continue citazioni filosofiche: Hume, Descartes (che abbiamo avuto l'ardire di storpiare con Cartesio), Democrito, Liebniz e così via...mi hanno, letteralmente, lasciata senza fiato. Oltre, naturalmente, ad aver provocato in me l'ennesimo quesito su Io, Dio e il Mondo.

Quesito su "Io":
-Perché "io", che non sono in realtà conoscibile, nè da me, nè da nessun altro, mi illudo di riconoscermi in un settantenne seguace della pop art e con radici culturali totalmente diverse dalle mie?

Quesito su "Dio":
-Perché, al giorno d'oggi, Aristotele ed il suo motore immobile, sembrano essere l'unica risposta plausibile ad ogni tipo di religione, compresa l'idolatria di me medesima? Ed, in particolare, a questo motore immobile, dovevano girare le palle quando ha creato "Io" ed "Il Mondo". Ne è un'evidente testimonianza la teoria del Big Bang. La quale, si sa, sarebbe potuta essere stata, tranquillamente, supposta da Snoopy, per quel che mi riguarda. A tal sproposito: A. (ricordate A.?) sei tu, forse, l'ANTIMATERIA per eccellenza?

Quesito sul "Mondo":
-Come ha fatto un uomo basso, poco attraente e semi pelato ad ottenere successo negli States? Sappiamo tutti che lì la "pulchrazia" è d'obbligo. (Anche tra Bush e Kerry, a quanto pare). E, conseguenzialmente, io otterrò successo perché sono bassa, non pelata e molto attraente? (Mh).

Note asterischee:
*Sì, Daniele, sono una vigliacca a presentarti quale causa di un post insoddisfacente, ma dà a ciò il dovuto peso (che non merita).
**Questa frase è stata liberamente riadattata da un pezzo di una versiona tradotta di S.Agostino. "Un tale libretto di un tale Cicerone". Si riferisce all'"Hortensius". Tra parentesi (il santo era ironico anche in altre occasioni, sua la famosissima battuta "Dio dammi povertà e castità, ma aspetta un momento").

A presto, si presume.

postato da: ombretta alle ore ottobre 30, 2004 02:03 | link | commenti (13)
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giovedì, 21 ottobre 2004

Guardatevi dalla vostra ombra

Nel caso in cui esistesse vita oltre quella Terrena, nel resto dell'universo, e , a dire il vero, ne sono abbastanza sicura; so che l'unica vita possibile sarebbe rappresentata da ammassi d'ombra, con concezioni talmente diverse dalle nostre da far impallidire Hume. Non sapevate, che, in realtà, (e qui si nota il trauma subito a causa di Peter Pan, in età infantile) quelle cose che vi trascinate stancamente dietro e, che, si nascondono alla vista della notte, campano di vita propria e sono qui per spiarci e farsi gioco di noi?

Trovo buffo il fatto che, nel momento in cui fui messa al mondo e venni a contatto con quello che chiameremo "finestra del visibile", proprio in quel preciso istante, sia stata mandata sulla Terra la mia corrispettiva immagine, spiaccicata al suolo. Ma, non per questo, meno dignitosa. E non ditemi che non sia mai capitato a nessuno di voi, di notare strani movimenti sulle pareti dei muri di fronte; lo sapete cosa sono quelle? Sono loro, che ci guardano e ci osservano, in un andirivieni furioso ed inconcepibile. Senza-alcuna-tregua. E credetemi, non sarebbe tanto remota la possibilità di essere noi stessi un'ombra dell'ombrà in sè. Cosicché l'ombra, oggetto a sè stante, ci considera nello stesso ignobile modo in cui noi la reputiamo: un miraggio e nulla di più.

E mentre io scrivo, dall'altra parte dell'universo conosciuto, in un insieme apparente di stelle, che si trova in un apparente buco nero (che nero non è), certamente, vi è il pianeta che possiede la quinta dimensione. Il tempo è una cosa veramente di vecchia data, per questi esseri tanto evoluti. Ed i raggi "x" inviati da tale pianeta, attualmente captabili mediante strani strumenti fotometrici, non sono altro che le voci ed i suoni degli abitanti bidimensionali del mondo che non ha consistenza. Consistenza secondo il nostro concetto di essa, abbastanza retrogado; poiché non è impossibile comprendere quanto cerchino di toccarci e di parlarci, almeno tanto quanto noi proviamo a farlo con essi, soprattutto durante l'infanzia. Tuttavia, risultiamo privi di materia, talmente evanescenti nella nostra tridimensionalità, da impedire a costoro qualunque tipo di contatto cosciente. E dire che, da sempre, ci fanno compagnia. La loro fine avverrà in concomitanza con la nostra, ovvero quando il sole scoppierà, tramutandosi in una gigante rossa ed una nana bianca, il sole che ha dato loro la vita e se la riprenderà con altrettanta facilità. E, così è, tutto ciò che riusciamo a fare è cercare di provare a tastare loro presenza, con lo spettro, cercando di dar loro colore, ottenendo risultati più che mediocri, dal loro punto di vista. E ci odiano perché ogni volta che un umano nasce, uno di loro è costretto ad abbandonare l'universo di pace in cui si trova, per far rotta verso l'ignoto, verso il pianeta degli individui facilmente complicati. Prima o poi si riprenderanno ciò che loro appartiene: la vita.


postato da: ombretta alle ore ottobre 21, 2004 20:25 | link | commenti (6)
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domenica, 17 ottobre 2004

Ci ritrovammo in un anonimo bar

Non chiedetemi perché alle ore 00,00 misi piede in un posto mai notato prima d'ora, chiamato "Kinky bar". Eravamo io e l'amica triste, nel Kinky Bar. Era un luogo tappezzato da immagini di Bob Marley e Peter Tosh, dove un gruppo di Irlandesi, chiamati 747, suonavano tra la gente, non erano su alcun tipo di palco. Tutti si muovevano ritmicamente, in posizioni che faticai a comprendere ed emulare. Evidentemente non ero interessata a farlo. L'età media corrispondeva a 25 anni e l'individuo standard non esisteva. C'era mescolanza di gente, un vero e proprio meltin'pot. Ero lì, al centro della mischia, impaurita perché da un momento all'altro avrei potuto ricevere un colpo di basso nel mezzo del viso. Non chiedetemi perché sia entrata in quel posto, forse attirata dalle voci di corri-strada, era praticamente a me sconosciuto e neanche l'avevo mai notato facendo ritorno da scuola, sebbene passi, spesso, nei dintorni.

E mentre tutti battevano le mani e ondeggiavano anche e gambe io tentavo di accennare movimenti caratterizzati da un non so che di autistico. Infatti ottenevo risultati, a dir poco, penosi. Non apprezzavo la musica. Non chiedetemi perché abbia fatto irruzione in quel posto, forse perché i servizi igienici riuscivano persino a presentarsi migliori di quelli di casa mia. Il soffitto non ci cadeva sulla testa. L'amica triste ed io avevamo sguardi enigmatici ed esterrefatti.

Da quando mi pettino in modo tale che i miei capelli sembrino due orecchie di gatto, in ordine di importanza sono stata denominata:

-Sailor Moon

-Sailor Pluto

-Minnie

-Carnevale non è ancora arrivato

-Carnevale è già passato

Queste ultime due cose mi procurano reazioni omicide, tanto che al volante della vecchia automobile ebbi l'improvvisa e lancinante sensazione che avrei avuto beneficio se avessi investito una banda di ragazzotti di "dolce e gabbana" vestiti. Desistii. La parte razionale fece ritorno in me.

Un sabato sera veramente anonimo.


postato da: ombretta alle ore ottobre 17, 2004 19:43 | link | commenti (7)
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Breve avviso domenicale

In questo blog SONO ben accette critiche, purché siano costruttive. Per essere costruttive devono essere dotate di una ipotesi, una dimostrazione, una tesi. Per finire devono contenere un consiglio atto a cercare di convincermi a migliorare il mio prodotto. Ogni critica che non rispetti questi caratteri (per esempio: scariche di insulti, affermazioni a loro stanti, frasi senza senso e parole a caso) sarà prontamente ignorata o cancellata a partire da adesso. Mi riserbo il diritto di farlo, nonché di vietare i commenti agli autori delle suddette. Buona domenica a tutti.

postato da: ombretta alle ore ottobre 17, 2004 13:18 | link | commenti (6)
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sabato, 16 ottobre 2004

La triste verità

Io: Ma nell'ultimo post sono "woodyallenesca"?

Daniele: A dire il vero sembri più Verdone in "Compagni di classe"

Va bene, riscriverò questo post domani cercando di essere woodyallenesca e non verdoniana.


postato da: ombretta alle ore ottobre 16, 2004 20:00 | link | commenti (2)
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Quadro maniacale della condizione sociale del giovane Napoletano

Nella ridente cittadina in cui nacqui e crebbi, i giovani sono impossibilitati alla vita sociale in luoghi di ritrovo che non siano piazze, centri sociali, discoteche dai suoni obbrobriosi. La gioventù si riversa, drasticamente, nelle strade, scegliendo territori che prima o poi saranno oggetto di flussi migratori, ivi trascorreranno la loro adolescenza e, se va loro male, anche la più tarda fanciullezza. Annoiati fino allo stremo, non avranno alcun motivo per non diventare, irreversibilmente, trendy (nel migliore dei casi, la distruzione non sarà totale e la porta della salvezza si aprirà davanti ad i loro occhi) o, melodrammaticamente, tamarri, con un circuito mentale invidiabile, a causa della sua stessa pochezza. E così passano i sabati sera e così i venerdì e le domeniche, senza la benché minima voglia di salire ad uno gradino evolutivo superiore, nella scala gerarchica dell'esistenza. Quest'ultima poco fortunata affermazione, vanta un tono press'a poco, stucchevolmente, schifoso. Mi si perdoni.

Tuttavia, lo so che ne sarà di quest'ennesimo sabato sera e delle altre decine che mi rimangono da vivere in questo infausto luogo di solitudine cerebrale: la depressione è un'optional, scusate. Chiunque sia dotato di un minimo di voglia di vivere è costretto a reprimerla per inefficienza di mezzi espressivi e non. Girovagherò per le vie nefaste fino all'ora in cui, straripante di tic nervosi autoindotti dalla disperazione, mi avvierò verso la vecchia automobile o, nella peggiore delle ipotesi, verso la stazione metropolitana e farò ritorno all'ostello paterno. Nel frattempo avrò fatto il giullare per tutto il tempo, miagolando, verseggiando astrusamente e pronunciando parole di peste&distruzione alternate a soliloqui tragi-comici. Mentre l'amica triste rinvangherà i bei giorni passati in dolce compagnia ed io invocherò la presenza di Daniele.

Attualmente, la situazione potrebbe essere modificata dal nostro recarci in due luoghi non ameni, uno è un buco di 20 metri quadrati, dove tanti individui calze nere-pvc-frangetta-e-new rock danzano macabramente, l'altro è un buco di 40 metri quadri dove tanti individui capelli lunghi ma sporchi-chiodo-borchie inneggeranno agli andati guns n'roses ed ai cinderella con un pathos infinito. Attualmente, la situazione non sarà modificata, grazie, sempre, ad i mezzi scarsi, ovvero: alla mancata sanità mentale della genitrice dell'amica triste, con uno sbalzo d'umore un giorno sì e l'altro anche.

Mi raccolgo in un tentativo ultimo di ottimismo.


postato da: ombretta alle ore ottobre 16, 2004 17:55 | link | commenti (6)
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venerdì, 15 ottobre 2004

Una striscia significativa

 Direi che questo: http://www.dieselsweeties.com/archive.php?s=1074 esprima abbastanza bene ciò che IRONICAMENTE intendevo per trendy. 

postato da: ombretta alle ore ottobre 15, 2004 15:22 | link | commenti
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martedì, 12 ottobre 2004

Exscursus su alcuni individui della parentela prossima

Frase altamente retorica: odio i funerali. Poiché il dolore è messo sulla pubblica piazza e perché non ci sono mai parole da spendere, degne di essere spese. Sarei voluta andare al funerale di mio nonno paterno, ma, quando egli morì, non ero ancora nata. Ho tanto sentito parlare di questo personaggio, che avrei voluto, davvero, conoscerlo. Prima tromba del San Carlo di Napoli, ricoprì la stessa mansione, svariate volte, alla Scala di Milano e al La Fenice di Venezia; mio nonno portava a zonzo per l'italia una famiglia mai statica. Nel senso che cresceva di continuo, diede la vita a 13 figli, 3 morti in età neonatale, non sto tenendo in conto i numerosi aborti spontanei. Si dava decisamente da fare. Ma la cosa divertente è un'altra, trascende la normalità: ogni qual volta stesse nascendo un figlio e lui si trovasse al teatro a suonare qualche opera o balletto, il figlio in questione era chiamato con il nome del personaggio principale dell'opera. Nella mia famiglia ci sono un Tristano, un Oreste, un Sansone ed un Otello, morto a 3 anni. Odiava Louis (qui in preda ad un lapsus, scrissi Tim) Armstrong, diceva che i veri trombettisti non hanno bisogno di gonfiare le guance nel suonare, la sua tromba è andata in eredità al primo figlio, trombettista appunto, che con Louis Armstrong ci ha anche suonato (prole degenere). Attualmente, lo zio, si ritrova con una moglie ex cabarettista malata di Alzheimer, ella ha perso totalmente la testa, oggi andava avanti a ripetere frasi senza senso con il suo accento friulano. Lui parla ancora di voler incidere ed è convinto di trovarsi nell'orchestra di una nave che fa Italia-Stati Uniti, in stile "'900". Ha più di 80 anni.

Mi chiedo da chi mio padre abbia preso l'abitudine di sfalsare la realtà con storie fantastiche ed improponibili. Ci ha raccontato di essere un aiutante di Babbo Natale, di aver combattuto in Africa (in non si sa quale guerra), di conoscere Grande Puffo ed essere stato nel villaggio dei Puffi, di aver visto aggirarsi per la casa un mostro dal ciuffo rosso, tale mostro fu il mio incubo per infinite notti, durante l'infanzia. Molto è stato rimosso, al fine di salvaguardare la mia incolumità mentale, comunque, quando ero una mocciosetta, il mio tempo lo trascorrevo con mio padre a giocare al parrucchiere e, qualche volta, si è anche lasciato tagliare i capelli.

Dicevamo dello zio? Ah sì, lo zio ha un figlio matto, matto per davvero, ma simpatico, che, in giovane età usava andare in scooter da Napoli a Campobasso, in stile Easy Rider, con una fascia tra i capelli. Il cugino fu, più di una volta, scambiato per mio padre, data la somiglianza evidente e l'età che si avvicina a quella del mio genitore; da alcuni alunni di mio padre stesso. Uomo integerrimo e giacca-cravattaro di giorno e folle cavalcatore delle strade di sera. Mia sorella riuscì a convincere i suoi alunni dello scambio di identità ed il mito del preside avventuriero fu presto sfatato. Attualmente il cugino è impazzito del tutto.

Ad ogni modo, stamane sono stata ad un funerale ed è stato ironico il fatto che in quell'unica occasione di aggregamento sociale i fratelli si siano riuniti in una commozione generale.


postato da: ombretta alle ore ottobre 12, 2004 15:38 | link | commenti (10)
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mercoledì, 06 ottobre 2004

Speculazione filosofico/Kantiana applicata al luogo comune adolescenziale di me medesima

Così come, nel momento in cui il soggetto viene a contatto con la realtà esterna, fa proprio il concetto spazio-temporale; quando il soggetto Ombretta, abbandonando l'involucro materno, venne a contatto con gli individui che la circondavano, i concetti di delirio d'onnipotenza e timidezza cronica entrarono in lei e, da allora, crebbero in parallelo, spesso scontrandosi tra di loro; provocando dissidi interiori durante l'età adolescenziale. Tali dissidi, applicati alla praticità quotidiana, portarono il soggetto ad una condizione di imprescindibile incoerenza senza fine. Se fosse uno struzzo giacerebbe con il collo nell'acqua e se fosse un tipo di conoscenza sarebbe analitica a posteriori. Ecco. Mi sembra che l'esempio calzi a pennello. Due forme apriori, totalmente inconciliabili. Entriamo nel profondo. La timidezza cronica è associata al "noumeno". Il noumeno, infatti, è tutto ciò che non si può conoscere, ma si può immaginare. Pensiamo alla timidezza in sè, la timidezza è la causa, il silenzio cronico è l'effetto. Il delirio d'onnipotenza, invece, è il "fenomeno" ed è ciò che appare all'esterno. Vi è chiaro? Piacere, sono Ombretta. Appaio come una diciottenne mascherata da quindicenne, polemica, sulle sue,  con un incommensurabile desiderio di conquista dell'universo ("ma io sarò un grande re, nemici attenti a voi!"). Una consapevolezza spropositata di qualche capacità evidente, con conseguente sballottamento instabile dell'ego. Un'esplosione di esilaramento ed autostima. Mi trastullo nell'andare in giro a fare battute sarcarstiche sul prossimo mio e reputo la mia parola "verbo" incondizionato. Se qualcuno mi incontrasse dovrebbe così rivolgersi a me: "O Gloria de' Latin, per cui mostrò ciò che potea la lingua nostra, qual merito o qual grazia mi ti mostra?". Che grande idiota, starete pensando, prima o poi dovrò incontrarti e stritolarti il cervello. Non temete, ci penso da sola. Entra in campo il noumeno, ciò che gli altri non vogliono o fanno finta di non vedere. Ed è quello che mi lega a questo stato/luogo comune di "nè carne nè pesce". L'autostima pompata, ma pompata senza reale convinzione (non lasciatevi ingannare), precipita in una catatonia infinita. "Salve, come va?" "Dammi una lametta, che mi taglio le vene". "Qual è la cosa che ti riesce meglio?" "Nessuna, sono una nullità totale e tutti mi odiano". "Che te ne pare del mondo?" "Odio tutti per principio". La razionalità va a farsi fottere e lascia spazio a comuni disturbi esistenziali. Io voglio raggiungere la situazione centrale, la virtù sta nel mezzo. Amen.


postato da: ombretta alle ore ottobre 06, 2004 14:46 | link | commenti (6)
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sabato, 02 ottobre 2004

L'insito masochismo adolescenziale a livello estetico e l'ipnosi generata dall'oggetto walkman

(Durante l'ora di filosofia, i miei compagni di classe ripetevano teorie Kantiane ed io buttavo giù parole un po'a caso sul moleskine che ho comprato, rimasto candido per più di dieci giorni. Tali parole a caso saranno, per altro, il mio primo articolo per il giornalino della scuola.)

Continua il mio studio approfondito sul linguaggio giovanile, tramite lo "strumento zaino". Sulle scale mobili della metropolitana, un adolescente truccato di nero, preso da una sovrabbondanza di ego (forse dovuto ai suoi capelli della classica lunghezza: "casco automatizzato incluso nel prezzo"?), aveva, sul suo porta libri e ciarpame, un' emblematica frase: "Io sono come Dio". Altri slogan, come "W MARJUANA" e "NIRVANA", chiaramente, non mi hanno particolarmente stupita. Gli adolescenti, fondamentalmente, non hanno senso del gusto, sotto ogni punto di vista (in linea generale: sono presenti eccezioni). Tendono, infatti, ad accentuare i proprio difetti e a coprire i pregi. Io non ero da meno: a 14 anni, mi applicavo tantissimo per dare ad i miei occhi il cosiddetto aspetto di "pugno ricevuto un attimo prima". Ricoprendoli con matita nera e chili di mascara, a mostrare tutta la mia beffa verso il mondo, che, a buon ragione, se ne fregava. Avevo gambe mingherline e per accrescere la differenza tra esse ed il busto, indossavo un numero indefinito di magliette, ottenendo un risultato del tipo: "scaldabagno sorretto da gambi di sedano". E le cose, tutt'ora, non cambiano. La strada la fa da maestra: più sono grasse, più i tessuti sono elasticizzati e glammosi. Più sono basse, più il tacco cresce. Non c'è dubbio: l'adolescente non può avere classe (checché perda il suo tempo ad ascoltare Chuck Berry ed i Dick Dale and his...). E'insito in lui, il concetto masochistico, che lo si voglia o no! (A volte mi stupisco del mio carattere induttivo al suicidio). Infatti, la mia stima va tutta ad i pochi tineger che, superando se stessi, hanno ucciso la fase kitsch dell'età evolutiva.

A tal proposito, riguardo la mia personale teoria comportamentale sul giovane contemporaneo, vorrei sottolineare l'uso magnetico che può essere fatto del walkman, per plagiare menti ed attirare consensi. Posso portare tre esempi significativi. Rispettivamente di un anno, due giorni fa ed oggi.

-Esempio uno: Come tutte le mattine, sedevo nella metropolitana, ancora semivuota e ascoltavo "The Clash"...dei Clash appunto. Un giovane elemento dai pantaloni decisamente troppo larghi, piazzatosi di fronte alla sottoscritta, in preda ad una sorta di esaltazione psico-fisica di se stesso, iniziò a muoversi e a ballicchiare e canticchiare ciò che ascoltavo. Ammetto, effettivamente, di avere il volume un po'alto. La faccenda andò avanti per tre giorni, provocandomi reazioni di dissenso.

-Esempio due: Due giorni fa camminavo, diretta a scuola, con, nelle orecchie, la colonna sonora di Pulp Fiction; la quale, come precedentemente accennai, fa aumentare spropositatamente il mio ego. Ad un tratto, mi ritrovai di fianco una ragazzina, tendenzialmente quattordicenne, dall'aspetto curato. Sentendomi in imbarazzo, le chiesi se, per caso, ci conoscessimo. "No no, stavo usufruendo della tua musica". Mi fu risposto.

-Esempio tre: Oggi, per finire, il mio walkman ha suscitato riso, gaudio ed ilarità, nell'animo di uno studente che ha iniziato a ridere e muovere ritmicamente le gambe, in metro, per l'appunto.

A questo punto, mi sembra chiaro: il mio walkman mi usa, non reputo più fantascientifica e remota la probabilità che le macchine possano prendere il sopravvento.


postato da: ombretta alle ore ottobre 02, 2004 16:17 | link | commenti (10)
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