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lunedì, 29 novembre 2004

Primo post palesemente dedicato

Ho costruito un teorema con una miscela di teorie filosofiche, per spiegare razionalmente la motivazione del non bere e del non far uso di droghe di Daniele, poiché, quando gliela chiedono direttamente, egli si ritrova a dover ripetere lo stesso discorso infinite volte ed in situazioni non proprio opportune.

Cercherò di seguire un filo conduttore. Onde evitare scopiazzamenti vari, come al solito, riporterò ogni fonte da cui provengono i vari pensieri, da me, assurdamente assemblati. (I filosofi in questione si rivolterebbero nella tomba a sapere ciò che mi accingo a compiere, ne sono conscia, non me ne vogliate).

Secondo il nostro amato Descartes, il primo precetto per giungere ad una forma di conoscenza e, quindi, di verità è l'accoglimento da parte della nostra mente delle idee, le quali ci appaiono in un modo chiaro e distinto. Hume affermerà che la conoscenza deriva dalle impressioni, tali impressioni sono le sensazioni che noi abbiamo nel momento in cui le percepiamo. Ora, immaginate che queste impressioni arrivino al vostro cervello affievolite, come sbiadite, non più chiare e distinte, come quelle del pensiero Cartesiano e neanche portabili ad un alcunché di certo.
Facciamo un salto in avanti, di qualche lustro, per un minuto: Kant si trastullava nella ricerca di "categorie", che potessero inquadrare i famosi dati sensibili presenti nelle forme di spazio e tempo. Benissimo, oltre ad immaginare le percezioni come sbadite, immaginate anche di vedere in un modo alquanto fumoso lo spazio ed il tempo. Come se vi scorressero di mano, più inesorabilmente che in una qualunque condizione paradossalmente normale. Introduciamo il concetto di libertà, riportando il significato presente su un vocabolario di lingua italiana attualmente in uso: s. f.
1 l'essere libero, la condizione di chi è libero; assenza di costrizione.

Assenza di costrizione. Quindi: prendiamo in considerazione ciò che abbiamo precedentemente affermato e ciò che abbiamo supposto essere vero. 1) Abbiamo delle idee, ma tali idee sono offuscate. 2) Abbiamo delle percezioni che ci giungono, in ogni caso, alterate. 3) Lo spazio ed il tempo ci appaiono più sfuggenti che mai.

Arriviamo ad una conclusione: ci viene a mancare il terreno sotto i piedi, siamo relegati alla falsa percezione che abbiamo della realtà e, perciò, relegati ad azioni che in un reale "altro", seppure non in senso Romantico, probabilmente non compieremmo, né saremmo costretti dalla mancanza di libertà dei sensi a compiere, in un certo qual modo. A costo di peccare di ovvietà e scontatezza, dimostro, in tal maniera, che alcool e fumo, modificando la percezione della realtà, ci impediscono di avere controllo su di essa, per quanto possibile e, quindi, di essere liberi.

Daniele, mi sono spiegata abbastanza chiaramente?

Tutto ciò può essere opinabile, probabilmente molti di voi seguiranno linee di pensiero totalmente diverse, io le rispetto, spero che anche il pensiero di noialtri sia rispettato. Saluti.














postato da: ombretta alle ore novembre 29, 2004 15:41 | link | commenti (12)
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domenica, 28 novembre 2004

E cosi' la storia si conclude, almeno per me

Ed adesso FataCrash adduce come motivazione del suo plagio il fatto che io in un ipotetico inesistente passato mi sia spacciata per lei tramite foto internet. Mi sembra che ci sia un chiaro scambio di personalità e che questa faccenda stia raggiungendo una condizione paradossale e surreale. Riporto le sue testuali frasi, per farvi ridere, come sto ridendo io. Visto che altro non si può fare, perché la cosa è così assurda che mi ha provocato un immediato sorriso di compassione e di comicità.


Messaggio da FataTrash in data 10:59:54
ho un mio perchè se l'ho fatto
Messaggio da FataTrash in data 11:00:00
si vede che è così stupida che non capisce


Messaggio da FataTrash in data 11:00:43
lei spacciava le mie foto fingendosi me
Messaggio da FataTrash in data 11:00:48
questo non lo dice però eh


Dopo aver mandato un'e-mail all'impostrice ho intenzione di non parlare mai più di quest'evento. Cara Fata Spazzatura: mi fai pena. Se avessi avuto la coscienza a posto non mi avresti attaccato il telefono in faccia, quando tentavo di avere un dialogo per capire le tue motivazioni (sebbene non ci sarebbe potuta essere alcuna giustificazione da parte tua). Pecchi di superbia, Fata spazzatura, ma hai sbagliato portone. Sappilo. Ribadisco: sei patetica. Ti consiglio, inoltre, di trovare presto un rimedio ad i tuoi evidenti disturbi mentali, perché, a questo punto, più che altro, mi dispiace per te e per ciò che, sicuramente, passano quelli che ti hanno attorno. In un mondo immaginario, prima o poi, la verità sale a galla. Ti auguro un felice e prospero futuro, ma, soprattutto, limpido ed al riparo da ogni bugia patologica e da ogni problema dissociativo. Non riuscirai sempre a farla franca e le illusioni hanno vita corta. Tieniti strette le persone che ti vogliono bene, magari loro ti daranno una mano. In fin dei conti, non è colpa tua. Se davvero, come dici, hai un ragazzo, spero che almeno con lui tu sia reale. Credimi, non ha alcun senso simulare di essere ciò che non si è. Come vedi, io esco a testa alta da tutto ciò, in quanto sono una persona di un certo livello IO.

P.S ho dei problemi con i caratteri accentati, vedrò di risolverlo al più presto.










postato da: ombretta alle ore novembre 28, 2004 13:22 | link | commenti (5)
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sabato, 27 novembre 2004

Avevate qualche dubbio?

Ahimè il mio appello non è stato tenuto assolutamente in conto, d'altronde...cosa mai avrei potuto aspettarmi d'altro? Comunque, mi è stato riferito che codesta FataCrash suole lasciare commenti in blog altrui specificando url non propri, per cui, se vi ritrovate con commenti sospetti, recanti il mio url, ma non è presente il mio nome nell'apposito spazio, bensì vi è scritto "utente anonimo", non sono io. Croce sopra.

postato da: ombretta alle ore novembre 27, 2004 13:22 | link | commenti (6)
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venerdì, 26 novembre 2004

La pateticità sta raggiungendo vertici assurdi

Noto con piacere che la gente non ha una vita propria, per cui deve appropriarsi di quella degli altri per non si sa quale recondito motivo. Forse illudersi di essere quello che non si è, o di avere un cervello funzionante. Lancio un appello civile a http://fatacrash.splinder.com, sei pregata di cancellare ogni riferimento ad i miei post, che hai palesemente riportato sul tuo blog spacciandoli per tuoi. Sei patetica. Per fortuna qualcuno l'ha capito e mi ha resa partecipe del misfatto.

postato da: ombretta alle ore novembre 26, 2004 20:24 | link | commenti (9)
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Mai più il parlare sarà fine a se stesso

Ognuno ricorderà certamente il mio progetto di parlare di meno, di sproloquiare con più parsimonia. Bene, ho deciso di voltare pagina, definitivamente. Il progetto si è concluso, per mia decisione ponderata. Non sarebbe andato avanti per molto. Ad ogni modo, mi avrebbe procurato misantropia profondissima a breve e, visto che la mia misoginia occupa già un buon 60% delle mie ossessioni, volevo lasciare il resto dell'umanità nella calma del 40% sano e salvo. Non avrebbe avuto alcun senso sforzarsi di tacere.  Più che altro, ho un'idea migliore: cercare di caratterizzare le cose che dico con una vena di intelligenza o divertimento. Ossia: parlare tanto sì, ma quando ce n'è bisogno barra interesse barra opportunità barra situazione non fuori luogo barra voglia collettiva. Mi sembra qualcosa di veramente ragionevole. Così si starà pensando, attorno: "Gesù, ci sei arrivata, ci voleva mica tanto sai?". E invece no. Ci voleva tanto, per me, almeno.

Non mi soffermerò sulla mia misoginia. Solo qualche accenno. Innanzitutto, voglio fare un sondaggio. Credo che tutte le donne siano misogine, ma vorrei accertarmene. Soprattutto, vorrei conoscerne i motivi, che, secondo me, differiscono da individuo a tutte le altre. (E non da individuo ad individuo). Sto ancora, inoltre, tentando di mettere dei paletti, in quanto, scusate l'ovvietà, non ho fiducia nelle generalizzazioni. Dunque...datemi del tempo per stipulare i pro ed i contro di ciò che, forse, in futuro dettagliatamente esporrò. Per adesso, al fine di non sproloquiare a vanvera o inutilmente, eviterò altro. (Mi emoziono solo per questo, figurarsi).

Come c'era da aspettarsi, i taglietti sulla mano sinistra stanno riemarginandosi. Naturalmente, gettata la spugna ed arresami, non posso sperare di avere anche il marito pieno e la botte ubriaca.




postato da: ombretta alle ore novembre 26, 2004 18:41 | link | commenti (5)
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mercoledì, 24 novembre 2004

"Is my cock big enough, is my brain small enough, for you to make me a star?"

Ho chiamato esattamente sette persone, alcune impegnate, alcune non rintracciabili, altre annoiate, per cercare qualcuno con cui recarmi al cinema, per la modica cifra di tre euro, per assistere ad un lungometraggio Disney. (Ovvero "Mucche alla riscossa"). L'esito, come si evince, è stato più che negativo, ciò mi costringerà a trascorrere il restante tempo a casa, a studiare, il che è un oltraggio. Non sia mai detto che io rinunci ad un'attività pomeridiana a causa dello studio della Storia dell'Arte. Soltanto la Matematica potrebbe permettersi di prendere il sopravvento su altri progetti. Eppure, uscita fuori al balcone ed essendo stata inondata da una ventata di aria ghiacciata, il mio entusiasmo nell'andare a guardare il film persino da sola, è scemato subitaneamente. Qualcosa non funziona. Attualmente, il mio programma favorevole alla non parola, si sta rivelando, non solo, fallimentare, ma mi sta portando anche una notevole inspiegabile sfiga. In due settimane ho visto tre mostre d'arte. Caravaggio, Schnabel, Hirst. La prima con la mia classe, ma immaginavo di essere da sola, onde non ricevere violenze cerebrali per la sola presenza di alcuni individui. La seconda in compagnia di un'amica di vecchia data, convinta all'ultimo momento. La terza da sola, inesorabilmente, tra lo schifo di mosche morte appiccicate a tele, mozziconi di sigaretta, animali sezionati, pillole multicolore ed ossa di bestie varie. E'stata suggestiva, ad ogni modo. Sconsiglio la visione ad i facilmente impressionabili.
Mi trovo in uno stato di catalessi demordente al massimo.

N.B Il titolo è una citazione presa da una bella canzone.


postato da: ombretta alle ore novembre 24, 2004 17:52 | link | commenti (3)
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domenica, 21 novembre 2004

L'ascesa alla santità, in un sabato sera a metà tra il delirio e la nausea

Il mio progetto di parlare di meno sta procedendo abbastanza bene. I risultati sono che, effettivamente, sproloquio con più parsimonia, le conseguenze sono molteplici e nient'affatto invidiabili. Sdoppiamento di vista, umore e personalità, di tanto in tanto, decidono di diventare le costanti fondamentali di tutto il mio essere. Principalmente, vorrei concentrarmi su alcuni fatti emblematici. Sono arrivata alla convinzione di star raggiungendo la santità, in un qualche modo veramente scontato, per altro. Innanzitutto sulla mia mano sinistra sono comparsi, magicamente, dei taglietti sospetti. Temo siano accenni di stimmati, è una questione di karma. La mia azione, che sta rivelandosi essere un martirio totale, ha scatenato una reazione divina non indifferente. Ad i martiri si dà la santità, soprattutto se hanno propositi ottimali. Alcune ferite sono state rinvenute anche sul mignolino dela mano sinistra, non è un caso che io sia mancina.

In secondo luogo, la santità sta prendendo forma ed impossessandosi di me, finanche per il tramite di alcuni eventi, non sporadici, ma, comunque, significativi.

Ieri sera, assistemmo, io Daniele e la mia amica triste, ad uno spettacolo musicale, che definire agonizzante sarebbe oltremodo riduttivo ed eufemistico. Non darò le generalità dei membri del gruppo, perché il mio cinismo non arriva a quei livelli, tuttavia, almeno, confesserò il loro nome. Pixel. Un mix letale di radiohead/verdena/subsonica, di per loro, due dei tre gruppi mi fanno schifo, uno mi è indifferente, ma è per me soporifero. Ad ogni modo, chiaramente, i Pixel, rappresentavano a perfezione tutto ciò di negativo che queste tre band possiedono. Noiosi fino allo stremo. Vi sono state molteplici reazioni tra il pubblico di dark, che, aspettava, impaziente, una successiva serata anni '80/dark wave con sprazzi di EBM qua e là. Alcuni divennero schizofrenici, imploravano il dj di impossessarsi della consolle ed andavano in giro a predicare il loro desiderio di movimento. Alcuni, in preda alla disperazione, finsero di divertirsi, per uccidere il tedio, ballando in prima fila. Costoro erano tutt'altro che sobri. Io continuavo a ripetere "Gesù, per piacere smettetela. Mi state uccidendo. Basta. Cantante, ti consiglio uno buono da cui andare". Di tanto in tanto mi avvicinavo a dei conoscenti dalla palpebra calante, per dir loro: "Pietà, sto raggiungendo la santità, pietà. Che abbia fine questa agonia". Alle ore 1,45, mi convinsi di avere conati di vomito, che, in effetti, arrivarono sul serio. Pensavo che avrei vomitato tutto il mio male di sabato sera con un fine liberatorio. Il suddetto scempio durò un'ora e mezza, ma noi eravamo già stanchi, poiché avevamo aspettato fuori dal minuscolo locale per più di un'ora. Manco suonassero i rolling stones. Ciò che seguì, sebbene inflazionato, mi garantì il ritorno della chiarezza mentale e del gaudio. Guidai fino a casa, con estrema lucidità.

postato da: ombretta alle ore novembre 21, 2004 14:43 | link | commenti (1)
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giovedì, 18 novembre 2004

Sconfitta dopo sconfitta

La mia frustrazione matematica sta raggiungendo vertici inimmaginabili, è una frustrazione che trascende, chiaramente, la mera materia scolastica. Fredda ed asettica. E'un qualcosa che mi fa rendere conto del mio ottenebramento e incapacità totale di ragionare razionalmente. Mi fa sentire come un romanticista fallito posto di fronte ad un illuminista professionista. Supera ogni possibilità di salvezza. E'un'ossessione. La verità è che io non sopporto la mia negazione per questa disciplina, ed odio dover convincermi di essere una sciocca umanista malriuscita del liceo classico.

Detto ciò, l'ossessione per la matematica si intreccia a perfezione con la mia campagna autoindotta contro la parola. Devo, obiettivamente, parlare di meno (?). E mentre, caparbia, non accetto la disfatta, per un momento, mi è balenata nel cervello l'idea di darmi un numero fisso di parole giornaliero, dopodiché sarei costretta ad esprimermi a gesti. Il piano, però, non sarebbe valido, perché, se dovessi conservarmi tutte le parole per una giornata intera, non vorrei essere quel malcapitato che dovrà sorbirsele completamente. Parlo troppo e divago, a raffica. Ciò è stancante. Soprattutto per le ripetizioni. E questa faccenda ha talmente assorbito i miei pensieri, da essere entrata anche nei miei infausti sogni. Con lacrime di orgoglio ed amarezza dovrò rialzarmi, vittoriosa nell'animo, velata dalla maschera della sconfitta, che, come un'onta pesa su di me. Devo farmene una ragione: "a quarant'anni mangerò pane e psicanalisti", a diciotto tendo a rendere, chiunque mi ascolti, nevrotico ed annoiato, a seconda delle opportunità. Devo fare qualcosa, prima che sarà troppo tardi. Mi vedo già, completamente sola, a parlare con il muro, unico mio ascoltatore bendisposto e non voglio che questo accada e, neanche, voglio illudermi che qualcuno mi ascolti, tornando dal Dottor M. (come mai starà quell'uomo?). Sto rasentando la tragicomicità. Spero che gli spiriti di Einstein e Caccioppoli mi siano vicini.


postato da: ombretta alle ore novembre 18, 2004 13:41 | link | commenti (9)
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martedì, 16 novembre 2004

La gente: questa ignota

Mi balena in mente l'idea di scrivere questa cosa, tanti racconti slegati tra loro, in una forma molto manieristica (indovinate alla maniera di chi?). Mi siedo al pc butto giù qualcosa e mi illudo che sia definitiva, mando copie ad amici et parenti e ciò che ricevo in cambio sono approvazioni. Vorrei esprimere un pensiero dal profondo del mio esofago: la gente è perversa e noiosa. Inoltre: io parlo sempre "della gente", tutti parlano "della gente". Prendo la metropolitana e chiunque afferma: "la gente è pazza", o, "la gente non ha rispetto". Ma di chi si sta parlando? La gente sono io, siete voi e sono loro. Per cui questa cosa non ha senso, d'ora in poi inizierò a dire sempre i nomi o a far riferimento a determinate categorie di individui. E che non mi si venga, per piacere, a dire che non è giusto categorizzarla LA GENTE, perché non ci credo. Nelle categorie LA GENTE ci naviga, si impegna per entrarci, per farne parte, rimanerci il più a lungo possibile, morirci dentro. I club gay. Si pensi, anche solo, ad i club gay: non hai bisogno di andare in un club per dimostrare di essere gay, puoi anche fare il gay al di fuori del club e se non hai il coraggio di sculettare in pubblico ed hai bisogno di un perimetro delimitato e ricco di tuoi simili, per farlo, allora non sopravviverai per molto. Ne approfitto per salutare il mio amica Alb. Quindi categorizzo la gente, esistono i buoni, i brutti, i cattivi, i lobotomizzati, i modaioli e così via, è comodo. Si ha il proprio archivio a disposizione e semmai, se qualcuno ti dà motivo, metti in discussione i tuoi pregiudizi. Ecco, già vedo la polemica pronta. NO! Non sto dicendo che bisogna partire con pregiudizi quando si conosce qualcuno, sono la prima a cercare di mettere in atto la blanda teoria del "non giudicare il prossimo tuo, giudica te stesso", sto soltanto dicendo che bisogna avere un minimo di idea di quello che ci circonda. L'esperienza insegna, non ci si può dimenticare di tutto ciò con cui si ha avuto a che fare, un minimo di protezione. Dannazione. (O aspettate che lo si marchi nike, per costruirvi il vostro scudo protettivo?). Non c'è niente da essere vulnerabili.

postato da: ombretta alle ore novembre 16, 2004 16:23 | link | commenti (10)
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venerdì, 12 novembre 2004

Aforismi

[18:26] * DitoWOrk has quit IRC ("Che si riacquisti l'intelligenza perduta, nessuno può non dipendere da essa!")

Ho appena creato un aforisma, senza volerlo.

postato da: ombretta alle ore novembre 12, 2004 18:29 | link | commenti (3)
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Di come il mondo divenne indie e di come io rimasi, invece, dipendente dalle mie convinzioni

E'stato come un incubo per me. Una mattina mi sveglio, alzo la tapparella, guardo il cielo nuvoloso e noto nell'aria qualcosa di diverso. Tutto d'un tratto, il sole si rifiutava di illuminarmi. Si era degnato, tuttavia, di lasciarmi un foglietto appiccicato ai vetri del balcone: "Scusami tanto, ma ho deciso di diventare indipendente, te lo do io il caldo! Mettiti da parte, sei troppo all'antica". Con il nome che mi ritrovo, pensai che si fosse sentito offeso per qualche recondita motivazione. Insomma, per tirarmi su, decisi di riporre nello stereo il cd degli Smiths. Già quello fu un grosso errore, in quanto, si sa, gli Smiths non sono il massimo dell'ilarità, ma, tant'è, è ciò che feci. Rimasi scioccata nel momento in cui, dalle casse, la voce di Morrissey mi comunicò, con tono sarcastico tali parole: "D'ora in poi è inutile che tenti di ascoltare i tuoi gruppi preferiti. Anche essi sono indie, che tu lo voglia o no. I Cure, i Clash, i Damned, i Joy Division, i Television, Yann Tiersen, MICHAEL NYMAN, i Buzzcocks, David Bowie, i Kraftwerk...loro ormai non ti appartengono più, non sei in grado di comprenderci". "Come?". Risposi stupita. "E cosa dovrei fare, prima di tutto?". "Prima di tutto, guardati allo specchio, non hai neanche un baffo di frangetta, non possiedi jeans a zampa, le allstar ti risultano scomodissime, non hai giacche di velluto, non sarai mai una vera indie". Avvilita notai che i miei capelli semi ricci non si sarebbero mai prestati ad un simile scempio, avrebbero continuato a svolazzare per i fatti loro e, la stessa idea di tagliarmi una frangetta (cosa che, durante l'infanzia, avevo, per lo più, odiato), mi sviliva ulteriormente. Non c'era ma e non c'era se.

Scesi di casa per andare a scuola, ma SORPRESA! D'improvviso la pettinatura a ciotola di Liam Gallagher era diventata d'uso comune, e gli occhiali rettangolari e doppi, che, fino a poco tempo prima, nessuno, se non un professore di latino e greco, si sarebbe mai sognato di indossare erano veramente fighi. ERANO INDIE. "Perdincibacco", riflettei, "non ho neanche un difetto di vista, quegli occhiali non possono e non vogliono essere miei". La giornata scolastica non trascorse differentemente dalle altre, i miei compagni di classe non erano stati colpiti dalla "indie-mania". A casa accesi il computer. Magicamente, mi imbattei in un tipo di blog che non avevo mai visto prima: il fotolog. Perfetti sconosciuti, in pose creativamente nulle, esprimevano tutto il proprio male di vivere con spillette da slogan singolari. Chiusi immediatamente quella finestra insopportabile, cercai qualcosa che riguardasse Andy Warhol, per rimettermi in sesto. Ma il nome del famigerato pop-arter si era trasformato...adesso era...INDIE WARHOL. Era chiaro: una congiura planetaria era stata fatta ai miei danni. Non c'era più via d'uscita. Mi ero sempre considerata anacronistica, ma adesso non c'era dubbio, avevo raggiunto l'apice o, semplicemente, il mondo era impazzito.

La cosa peggiore è che l'incubo continua ed io, ogni giorno, prego perché tutto ciò abbia fine. Che si riacquisti l'intelligenza perduta, nessuno può non dipendere da essa!

postato da: ombretta alle ore novembre 12, 2004 18:15 | link | commenti (6)
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mercoledì, 10 novembre 2004

Dissidi psicanalitici o di come non parlerò mai più tanto personalmente di me medesima

Come accade a tutti, i pensieri migliori sovvengono la notte, qualche minuto prima di addormentarmi. Quei minuti letali che sembrano ore infinite e, che, danno vita a riflessioni leopardiane degne di nota; sfortunatamente, tali riflessioni cesseranno di esistere nella mia mente, appena mi sarò svegliata e non riuscirò a ricordarmi niente di niente, di quanto accaduto. Stranamente, ieri notte non è andata così. Attualmente, ricordo perfettamente ogni sillaba di quello che mi attraversava il cervello mentre guardavo il pagliaccio in altalena che è appeso all'anta del mio armadio e, che, in infanzia, mi procurava terribili incubi. Scrivevo il 24 Maggio, 2004 alle 18:08: "Per quello che ho compreso durante la mia nottata e giornata passata a riflettere, sono arrivata alla conclusione che non mi libererò mai dell'analisi. Sarò dipendente da un succhia soldi psicanalista per tutta la vita, mi illuderò di stare bene e cadrò in crisi quando avrò il ciclo mestruale per sempre. In menopausa avrò istinti suicidi pari a quelli che avevo durante l'adolescenza ormai passata e, poi, mi chiuderò in una coltre di nullità riguardando le foto dei miei quindici anni."

Ovviamente quanto sopra citato fu tirato giù in un istante di lapalissiana crisi, tuttavia, ieri notte mi chiedevo come mai il mio hobby preferito sia catalogare la gente come pazza ed affibbiare, ad ogni persona che abbia qualche comportamente a-normale, un tipo di psicosi. A. soffre di pensieri compulsivo ossessivi, manie di persecuzione e schizofrenia latente, alcuni dei miei compagni di classe sarebbero maniodepressi, psicotici con carenze affettive, una determinata persona ha tendenze borderline, un'altra mostra segni di deliri d'onnipotenza, un'altra è una possibile bulimico/anoressica, quello è uno psicotico e quell'altro è un serial killer in erba. Insomma, la mia vita è costellata di diagnosi precoci. Guai, però, ad incappare in qualcuno che mi faccia presente di qualche personale disturbo mentale, inveisco contro il malcapitato asserendo tesi, volte a dimostrare la sua totale sanità mentale ed il suo desiderio di voler apparire come matto a scopo attrattivo. Ciò è male, ho un evidente dissidio interiore non indifferente.

Questo era il preambolo, il fatto è che, stanotte, mentre sudavo freddo e sentivo il naso ghiacciato,  mi chiedevo: "Sei tu sicura di aver fatto la scelta giusta quando hai abbandonato in siffatta maniera il Dottor M.? Non peccavi forse di superbia quando fosti certa del fatto che mai e mai più qualunque tipo di situazione disagevole riavrebbe attraversato la tua povera mente? Avrai, poi, il coraggio di tornare con la coda tra le gambe dal dottore, il quale ti diceva che stavi facendo progressi e probabilmente se non avessi interrotto la terapia ti avrebbe, anche, volontariamente, licenziata?".  Non ho trovato alcuna risposta.

Bene. L'orgoglio lasciamolo da parte, devo o no rialzare la cornetta e digitare il numero del centro di igiene mentale dopo i fatti degli ultimi giorni?


postato da: ombretta alle ore novembre 10, 2004 15:00 | link | commenti (6)
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lunedì, 08 novembre 2004

Eventi dal tono pacato e dimesso, come si conviene

Mi recai, sabato sera, con l'amica Laura, al cinema, pensando di vedere una stupida commedia americana e ritrovandomi davanti, invece, un melodramma psicologico dai risvolti (in)aspettati e coincidenziali. Nel tornare indietro, dimenticai il freno a mano alzato, ciò causò lo spegnimento della macchina svariate volte, pioveva a dirotto. Non auguro a nessuno lo spegnimento della macchina, in una nottata di pioggia, tra le strade napoletane, se si vogliono evitare imprecazioni, gesti inconsulti e panico a gogo. Al mio arrivo a casa, una puzza di gomma bruciata ci pervase, inondandomi di preoccupazioni.

Ho iniziato a catalogare la musica in modo maniacale. A dire il vero, ultimamente, la musica non mi fa impazzire, piuttosto mi manda al manicomio. E' per questo che avevo smesso di ascoltarla, davo vita a compilation composte da canzoni, realmente, a caso; senza nessuna connessione logica di alcun genere e, con esse, mi trastullavo nelle mattine di metropolitana. Ho anche perso svariati cd, tra cui: incesticide dei nirvana, regalatomi a natale del primo superiore, the top e the head on the door dei cure, staring at the sea rimase, drasticamente, incastrato nello stereo quando esso morì e, di conseguenza, anche il cd perse la vita. Attualmente non mi sovvengono altri nomi, ma non sono più in grado di ricordarmi dove sia finita la copertina di rum, sodomy&the lash dei pogues. Onde non gettare al vento il prezioso dono dell'udito, ho deciso di darci un taglio, quindi, con il caos totale ed universale, per entrare a far parte del club dei maniaci. Da questo momento in poi tutto sarà candidamente omogeneo. E a tal proposito vorrei asserire un'indiscutibile verità: i Tuxedomoon trascendono la paranoia, essi raggiungono uno stadio di innegabile induzione al suicidio; fortunatamente ogni persona normale dovrebbe essere superiore a tale stimolo esterno. Voglio dire, i Tuxedomoon sono "sublimi", kantianamente parlando e, di certo, nessuno si è mai ucciso per un temporale. E vorrei concludere il discorso affermando che è inutile parlare di musica, tanto inutile almeno quanto trovare paragoni tra Piero della Francesca e Seurat. Non si arriva da nessuna parte. Voglio disintossicarmi dalla dark wave.

A volte mi chiedo come stia il Dottor M., dopo la mia letterale sparizione non ebbi più alcuna sua notizia, non che io abbia mai saputo qualcosa su quell'uomo. Se cercate amici non frequentate psicanalisti, essi servono ad aumentare il proprio ego, o, alternativamente a lanciarlo in un baratro di feci, sono utili per questo.


postato da: ombretta alle ore novembre 08, 2004 18:58 | link | commenti
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