Scusate. Ho detto niente isterismi? Oh certo sì, complimentoni a me. Ho visto tutte le puntate di Scrubs, dalla prima all'ultima della terza serie e, adesso, sono soggetta a crisi d'ansia nel momento in cui penso al fatto che non so quando potrò ammirare la quarta. Quand'è che giungerà qui? Quando saranno pronte le traduzioni? Io credo che il tutto sia collegato ad una delle cose che maggiormente mi preoccupa ultimamente. Il test di medicina. Il test di medicina, per me, è diventato un'ossessione. Ci penso dalla mattina alla sera, è lì, è il mio futuro. Non ho alternative. Il mio diventare un medico sta alla rettitudine come Al Pacino sta al cinema. E' qualcosa di imprescindibile e necessario. Poi, magari, fra meno di un anno (Omioddio, molto meno di un anno!), sarò qui a ribadire quanto, in realtà, non fossi mai stata troppo convinta di tale decisione e quanto, il mio iscrivermi a legge (come diversivo), sia ciò che avevo sempre sognato. Tutte balle. Signore e signori, io ce l'ho scritto nel dna. E' qualcosa di geneticamente insito. Qualcosa che mi porta a provare repulsione per la mia professoressa di scienze, la quale affermò che mai e poi mai sarei in grado di fare un mestiere del genere. Mi ci vedo già in camice nero. Ho le idee chiarissime. Per una volta, nella vita. Determinazione, cribbio. E questo è quanto. Senza ma e senza se. A proposito, mai più che in questo periodo farei la pelle ad A., simbolo dell'inettitudine umana e coltre imballata di nevrosi. Ti marco stretta.
Marco stretta anche te, ragazzina obesa che hai deciso di portare all'esame di stato una tesina incentrata su Woody Allen, pur non avendo mai visto un suo film e non avendo mai letto un suo libro. Stai attenta.
Sono in vena di polemiche e lamentele. Tanto si sa, non sopporto Francesco, il mio compagno di classe dalla erre moscia, che definire lobotomizzato è fargli un complimento. Uno che è riuscito ad arrivare all'ultimo anno di liceo classico a suon di paraculate, senza conoscere l'alfabeto greco e che quando ti insulta rivolgendosi a te, proprio direttamente, ad ogni domanda acida ribatte con un "Non stavo parlando con te". Bene, nano schifoso, allora probabilmente stavi parlando con il muro, visto che quest'aula è vuota. Te la taglio quella lingua. Giusto da blocco note, questo è ciò che gli dirò qualora dovesse ancora frantumarmi le palle.
Stamattina ero talmente nauseabonda all'idea di recarmi nell'edificio scolastico ad assistere alla retrocessione della specie che il mio cervello mi ha provocato abbondante mal di stomaco e decimi di febbre. La fine di gennaio si prospetta intensa.
Per me il nuovo film di Woody Allen è stata una delusione. Melinda&Melinda. Certo, alcune battute carine, ma molto lontano, il tutto, dall'essere geniale. Non saprei. Ecco,sì, mancava lui. Figura fondamentale. Il rimpiazzo non ha giovato al film, tutt'altro, il risultato non è stato dei migliori. Il personaggio negativo l'avrei ammazzato, quello positivo era poco delineato, senza troppa personalità. Adatto ad una Cameron Diaz, quasi. Plateale questa mia affermazione. Così,tra due giorni, questo coso compirà un anno? Invece no, visto che, come accennato in passato, ne avevo un altro tempo addietro, poi chiuso. Non saprei dire di preciso quando. Mi ricordo che in quel periodo davo di matto per qualunque cosa. A parte la solita crisi adolescenziale tipica degli insopportabili sedicenni renitenti, io in quel tempo avevo smarrito la retta via. O quasi, voglio dire. I particolari li risparmiamo, perché non sono così masochista da espormi sulla pubblica piazza e da provocare torpiloqui senza senso, che, già, sicuramente, arriveranno per il solo accenno. Me li vedo, sinceramente. Lasciamo perdere. Poi, un bel giorno, arriva qualcuno, sì, d'accordo, non è che sia arrivato tutto d'un tratto, la ricerca è stata strenua ed ardua, ancora me ne meraviglio. Quasi contemporaneamente arriva il Dottor M., anche lui, ho dovuto faticare per trovarlo, ma poi è finito nel dimenticatoio. Sapete, le solite scatole dei progetti mai finiti, mia prerogativa, tra l'altro. Quella scatola lì è zeppa. Riesco a ricordarmi tantissime cose che avrei dovuto portare a termine e che sono state, poi, trascurate. L'analisi è proprio una di queste. Che poi, il bisogno effettivo di essa è ampiamente trascurabile. Nessuno lo sa, io stessa non l'ho mai saputo. Intanto mi trastullo con Scrubs. Riesco a sopportare poche cose in quest'ambiente, no, non ho detto una banalità. Non guardo la tv, perché mi annoia, e la noia mi uccide, mi lacera proprio, anche se ci convivo, in fin dei conti. Scrubs non mi annoia e poi, quel Dottor Cox. lì, l'ho preso ad esempio. Un guru di vita. Questa cosa di una sit com o quant' altro da seguire non mi piace, non vi sono abituata. L'abitudine l'ho persa. E poi c'è che se ti ci attacchi troppo finisci col non poterne più farne a meno, e così via e dov'è la vita vera e dov'è la finzione? Fortunatamente non corro questo pericolo da manio depressa tele dipendente, poiché ho tutto lì, ma in una zona tranquilla, niente isterismi. Andiamo a dormire và.
Quindi le vacanze sono finite. Il mio fisico si ribella. I sintomi influenzali sono apparsi in me nel momento in cui sono diventata consapevole che, a breve, sarei tornata tra i banchi scolastici. Sono più stressata ora che le vacanze finiscono che quando sono iniziate. Infatti, adesso, il mio chiodo fisso mi rimanda ai visi nefasti della gente che mi circonda nell'edificio scolastico, professori, alunni, tutti. Lo stomaco si contorce e la gola s'infiamma. Mi sembra un'equazione logica e matematica. Non ho risposto ad alcun messaggio di auguri, quindi è come se l'avessi fatto a tutti, non me ne vogliate. Se, invece, avessi risposto a tutti, sarebbe corrisposto al non averlo fatto a nessuno. Ho delle priorità. Sono partita lasciando gente a me cara, che era, momentaneamente, ricomparsa all'ostello paterno e sono ritornata qui dove c'è poco e nulla, adesso. Questo mi dà sconforto. Me lo diceva sempre il Dottor M.
E siccome i giorni trascorsi altrove, sono stati, nonostante A., felici e tranquilli, gli incontri, il silenzio e tutte le conseguenze della mia presenza qui saranno ancora più inaccettate. Poiché faccio conti alla rovescia da mattina a sera, mi sento euforica a cominciare dai piedi, fino alla punta dei capelli. Per cui non mi sto lamentando, ma mi piace pensare di poterlo fare, se mi va.
Ho visto, inoltre, la mostra di Andy Warhol a Milano. Un po'deludente. Le foto sembravano ammucchiate, i percorsi, apparentemente logici, in realtà lasciavano a desiderare. Una simil accozzaglia. Ma, a parte la disposizione, ho trovato piacevoli le opere esposte e mi sono divertita. Grazie.