Vi dico io cosa mi è successo negli ultimi sei giorni. Vi racconto il mio sabato scorso e la mia piacevole giornata in dirittura d'arrivo. (Ma non è ancora conclusa, attenzione attenzione!)
Sabato decisi di recarmi in un cosiddetto c.s.o.a (decifrate l'acronimo), poiché ci sarebbe stata selezione musicale di vario genere, e, non essendo dell'umore per rimanere a casa a guardare vecchie puntate di Scrubs o a leggere Peanuts, tutta sera, convinsi altri giovini a seguirmi. Il suddetto posto è dimenticato dall'umanità. E' disperso in uno dei quartieri più malfamati della città, non troppo distante dal loco in cui io sono ubicata, ma che sfocia in altre direzioni e con altri scopi ben precisi. "Salve, saprebbe indicarmi via Appio Claudio?". "E che è?". Ci fu risposto, quando chiedemmo la prima indicazione.
In realtà, tale via, non è altro che una di quelle traverse infognate in un viale principale, attorno a cui noi giravamo da circa 25 minuti. Ignari che, la nostra via Appia, fosse celata da un cancello rosso, capimmo poi perché.
Alla seconda informazione, decidemmo di essere più diretti. Intanto c'è da dire che, alcune delle persone che erano in macchina con me, continuavano a ripetere: "Scappiamo, ci uccideranno". "Salve ragazzi, sapreste indicarci il c.s più vicino?". "Eh? Ma è chiuso di sera". "No, non stasera". Così il capo clan del gruppo di ominidi ci affidò a due bambini sui nove anni, che, su un motorino, ci avrebbero indicato la strada. Uno di questi due bambini, portava una parrucca nera di capelli lunghi, ogni tanto la poneva sul capo del bambino davanti. Cammina cammina, allontanandoci dal viale che sapevamo essere il principale, giungemmo in un luogo non proprio ameno. Oscuro, buio. "Oilloc'". Ci fu detto ("Eccolo lì"). Ma ahimè, loro, in buona fede, ci avevano condotto in un vero c.s e non in un c.s.o.a. Povera fanciullezza ingenua.
A salvarci fu la telefonata inattesa di mio padre, il quale mi aveva data per dispersa ed il quale ci spiegò, alla meglio, dove andare.
La serata proseguì tranquilla, finché non fui costretta a litigare per minuti 30, con un individuo semi-sconosciuto, facente parte, anni addietro, della mia scuola. Costui voleva il mio numero di cellulare. "Dammelo, così ti presento ad un mio amico che quando tu eri in quarto ginnasio faceva faville". "Dammelo, sta tranquilla, non ti chiamerò". "Senti, sei carina, ma se non me lo dai, non muoio". "Dai sù. Dammelo". "E' proprio una cosa da ragazzina non darmelo, una ragazza più grande me l'avrebbe dato subito senza storie". E via dicendo, di altre affermazioni patetico-surreali.
Il tutto si è concluso tranquillamente (sì?!). Anche i giorni successivi, in fondo. Semplice, alla fine. Visto che non ho messo piede fuori casa, fino ad OGGI.
Oggi i miei piedi si sono ri-posati sul suolo di questa città peccaminosa, per andare a vedere i quadri.
DIGRESSIONE:
Italiano: 9, Latino: 8, Greco: 8, Storia: 8, Filosofia: 8, Lingua Straniera(Inglese): 9, Storia dell'arte: 9, Matematica: 8, Fisica: 8, Ed.Fisica: 8, SCIENZE: SEI. Media totale: 8.09 (tiriamocela un po', come blanda consolazione a ciò che dopo accadde). Crediti per quest'anno: 8.
Al ritorno avevo deciso di prendere la Cumana (Trenino a mo'di metropolitana, ma con molte più fermate!). Per godermi l'aria frizzantina proveniente dal mare, per passeggiare al sole. Giammai. Non avrei dovuto farlo. Attraversando una via in salita, abbastanza isolata, un gruppo di 10/15...come vogliamo definirli? Bestie? Letame ambulante? Acefali aventi la facoltà di camminare? Spazzatura coi piedi? Ad ogni modo 10/15 ominidi, uomini e donne (o meglio: maschi e femmine, come si suol dire per il mondo animale), hanno iniziato ad inveire contro la mia persona. La mia colpa? Indossare un paio di calze a righe viola e nere, una mini-gonna viola, una maglietta nera. Per di più: ho i capelli semi-ricci e lunghi. Ho ignorato i commenti volgari e tanto lontani dall'essere carini. Ciò li/le ha innervositi/e. Una di loro, mi ha strappato uno dei miei fermacapelli. Un'altra (quest'ultima credo pesasse tra i 100 e i 120 kg. Non scherzo) ha iniziato con degli affabili: "Fammi vedere cos'hai nella borsa" ed è passata a dei "Dimmi il tuo nome", che suonavano non come richiesta ma come ordine.
A quel punto ho deciso di implorare pietà: "Lasciami andare, non ho fatto niente". Grave fu l'errore. Essa (oggetto è.) mi ha afferrata per la chioma fluente trascinandomi per un pezzo di discesa, finché, divincolatami, sono riuscita a scappare, mentre avevo una crisi d'asma nervosa ed ero totalmente incapace di respirare/pensare. Avevo i muscoli della faccia intorpiditi. Quanto ho desiderato pesare 259 kg in quel momento. Quanto ho desiderato non essere alta 1,63, ma 1,93. Dio sa quanto.
Che poi: Sin City mi provoca incubi ricorrenti, non avrei dovuto vederlo, eppure merita.
Studio. E basta. Cioè da quando sono tornata a casa, studio. E' iniziata la grande perpetua ripetizione. A partire dal latino, e negli intermezzi ascolto musica. Blondie, come di sotto. No, non solo i Blondie del periodo -canzone soundtrack, per la pubblicità dell'omnitel-. Seppur quella mi ricordi un periodo gioioso della mia vita. Quando a tredici anni, fan sfegatata della suddetta band, la ascoltavo ossessivamente, mentre pensavo al futuro. (Oh, patetismo, ancora).
Questi cinque giorni sono volati, venerdì veronese e sabato pistoiese. I sigue sigue sputnik ed il loro nuovo acquisto...qualcuno dica a quella tastierista-valletta di smettere di suonare toccandosi il seno e slinguazzando il microfono, si sentiva odore di ormoni nella sala. Uno spettacolo un po'vomitevole. Tra l'altro, Camerini è impazzito e io non lo sapevo. Nessuno mi aveva avvisata dei suoi nuovi progetti ed io me ne ero tenuta alla larga. Ma dico solo...il nuovo batterista di Camerini è un ex pornoriviste ed è stato veramente penoso dover ascoltare la versione -punk melodico schifoso italiano- di rock n' roll robot. Ho visto gente quasi con le lacrime agli occhi. E' un reato, davvero.
Non si andrà mai più alla Nuit de Sade. Ecco cosa, ché dopo quasi due ore di macchina per raggiungerla ci si stava addormentando sui divanetti. Mentre fuori tutto ciò che riuscivano a passare era una specie di trance, troppo lenta e troppo luce, per giunta. Era giorno, quasi. All'interno i due dj, che si alternavano, sembravano provare gusto nel fare a gara a chi mettesse il pezzo meno ballabile. Perché? Perché ad un certo punto ho visto gente ondeggiare sulle note di Do you love me? Va bene, Nick Cave ci (mi?) piace, ma non è il caso, non è proprio il caso. Non in un sabato sera. Ed era troppo buio, troppo lento, noioso. Non angosciante eh, soporifero. Siamo andati via presto, notevolmente delusi. Ma una volta si doveva provare, o no? E poi quei volti conosciuti e visti altrove, che non ti hanno mai ispirato troppa simpatia/fiducia, tutti apparivano scontenti, in fin dei conti.
Ed il resto del weekend trascorso piacevolmente, lontani da A., a trastullarci tra le chiacchiere più disparate ed i temporali estivi, nel dolce far nulla.