Scrivo spinta dalla noia. Avrei qui con me "Gente di Dublino", ma neanche mi va di leggere. (Ordine sintattico provvisorio). Mi trovo nel luogo adibito ad ufficio, ove Daniele trascorre 6 ore al dì. Sudo pesantemente. Sono postuma da una mattinata di fila alla torretta dell'Università di Modena e Reggio Emilia, e già allora ero postuma di più di un'ora di tempo perso a vagare in macchina. Giacché non si trovava la retta via, ma infine vi siamo riusciti ed infine ho compilato la domanda di ammissione al fatidico test, urge pagamento di euro 40 e non ci resta che attendere il sei di settembre. Il giorno del verdetto.
La casa ha riacquistato la presenza di A., sicché occorre che io torni a Napoli, alla mia di dimora. A. è particolarmente smunta ed abbronzata, le vacanze non devono averle fatto un granché bene (eppure c'è chi direbbe che colorito mattone e zigomi sporgenti a causa del veloce dimagrimento, siano segno di corretta e giusta alimentazione e vita. Opinioni, aggiungerei). Ho messo in ordine e pulito tutto lo sporco che si era raccimolato in due settimane, sperando che nessuno borbottasse con infamia. Sono proprio un'illusa.
Mi ritrovo a ballare smack my bitch up nel salotto da sola, mentre Daniele parla di un progetto di cui non capisco assolutamente NULLA. Questo progetto mi sa di ossessione, in fin dei conti. Sudo abbondantemente. In realtà non è ossessione, è hobby, ma io non sono mai stata in grado di portar a termine un progetto, indi per cui chi con passione e devozione ci lavora appare ai miei occhi come fanatizzato. O forse è fanatizzato per davvero? Servirebbero occhi oggettivi a trarne il giudizio.
Aboliamo le mosche dall'universo. Per piacere, per pietà.
Rido baldanzosamente ed idiotamente (ma si potrà dire idiotamente?) in luoghi affollati e mangio due ghiaccioli per volta. Mi scappano frasi che di solito si penserebbero soltanto, ma mai ci si sognerebbe dire.
Esempi. Ombretta, intorno all'una di notte, al Condor (locale modenese che il venerdì risuona di oscurità - bhahaha), al bancone bar è urtata da uomo sui 40, direi, che con molto ardire proferisce un "Hey piccola" e di getto ella risponde "Sì, molto piccola." Lo sfortunato fa finta di nulla e si allontana.
Ombretta, un'oretta fa, si reca nel bar qui di fianco per appropinquarsi al suo primo ghiacciolo, un ciccione sempre sui 40*, poco più in là, domanda a voce alta: "Cosa ci fa una bella ragazza come te, in un bar da sola, a quest'ora?". Risponde per lei la gestrice: "Compra un ghiacciolo". E l'uomo: "Anche io vedi, bevo una coca, prendo un caffé". Ma Ombretta non resiste e dissentendo con sfacciato sorriso incalza: "Sì, ma lei non è una bella ragazza".
E allora dov'è finita la timidezza?
La mente anglofona farà ritorno sulle sponde della mia città il 31 luglio ed io l'accoglierò come amica che non si vede da qualche tempo. Seppur ella appaia essere un tantino ossessionata. Non c'è alcun progetto in corso, tuttavia. Si parla al femminile della mente, ma la mente è nel cervello di essere di sesso maschile di 26 anni di età. Mio Dio, mi apro sempre più. (Non si accettano battutacce in merito).
Troppi particolari piccanti per oggi.
*40 è l'età che si attribuisce a qualunque elemento di mezz'età apparente dall'aria marpioneggiante, accalappiatore di ragazzine indifese.
** Il caldo mi porterebbe a desiderare pioggia, ma ieri una macchina, nell'intento di superare, ci è venuta addosso, è fuggita ed ha provocato lo scoppio immediato del vetro del finestrino e dello specchietto. Per cui non vorrei ci piovesse dentro.
Piuttosto: Nick Cave ha cantato "As I sat sadly by her side" e "From her to eternity"? Questo mi interessa. Fruzza, sei andata al concerto, dimmelo, per piacere, cosicché mi roderò meglio il fegato per non esserci stata e maledirò oltremodo il mio portafogli. E così sia.
Poi d'improvviso, lo vidi, vidi l'uomo che nuotava, nella piscina di questo paese e qualcuno mi disse "E' identico a quel regista famoso, come si chiama...Woody Allen". Ed identico era. Infatti lo seguii con lo sguardo, se per seguire si intende saltare da un lato all'altro della vasca piena, grondante di pipì. Mi si vorrebbe far credere che neanche uno degli ottomiliardi di mocciosi che poco prima si erano riversati in acqua, aveva urinato in questa? Impossibile.
Chissà se.
Ho prolungato la mia permanenza a Carpi, provincia di Modena, per varie ovvie motivazioni. Una di queste è il ciclo mestruale, il mal di pancia mi ha costretta a letto. In secondo luogo l'università, il 25 si aprono le preiscrizioni ed io voglio esserci. In verità in verità vi dico, inizierò ad aprirmi, a rischio e pericolo mio. Finora ho sempre tenuto nascosto tutto. A parte i lettori che mi conoscono personalmente, non vedo come gli altri possano intuire qualcosa di me, quando sono stata sempre attentissima a fossilizzarmi sui dettagli, tralasciando le situazioni generali, che avrebbero dato un senso alla storia. Eh già, non si vive di soli dettagli.
Da due anni e due mesi faccio su e giù, da Napoli a qui. Il motivo è il più volte nominato Daniele, di queste parti è A., imprescindibilmente legata a noi, per faccende che non racconterò, perché non riguardano direttamente me stessa. Ed io sono ancora rispettosa, in fondo.
Mi dondolo sulla sedia.
Sì, ho una paura matta di fallire il maledetto test, perché non solo vorrebbe dire sconfitta personale, ma vittoria per alcuni individui. Sono convinta che uno di questi individui sia prima di tutto A., non nomino la mia professoressa di scienze. Essendo figlia di un'insegnante so che i docenti non si preoccupano minimamente di quello che capita ai propri alunni, in massima parte almeno, salvo grande magnanimità/umanità o grande frustrazione. La professoressa mi è sempre sembrata frustrata, ma secondo me si è già dimenticata il mio cognome, non mi faccio illusioni. Tuttavia mi solletica l'idea di riferirle se non dovessi fallire, come piccola rivincita patetica e personale.
Sto ascoltand Play for today, dei Cure, chiaramente. Ho sempre adorato i Cure perché dicono tutto e nel miglior modo possibile. Non la pensate nello stesso modo? Consentitemi di vomitare un sano e fragoroso "sticazzi".
Dunque, non ho mai detto di essere immortale, immorale nè tanto meno onnipotente. Anzi, ho inteso fare del fallimento la scelta più difficile. Ma a chi piace fallire? A nessuno credo. Eppure. Io ho degli standard altissimi, dev'essere perché all'asilo mio padre mi ha inculcato il concetto del primeggiare, ed anche se odio l'ambizione spietata, qualcuno di mia conoscenza indiretta e ben più noto di me, parlava di un inconscio formatosi nei primissimi anni della propria esistenza che è quasi impossibile spolpare e ripulire. Quindi non mi libero facilmente del superego a pezzi, modelli altissimi che comunque non raggiungerò mai. La consapevolezza smorza.
Vogliamo dirla tutta? Se mi si fa notare un aspetto peculiarmente negativo della mia personalità tutto ciò che so fare e andare in giro ad affliggere la popolazione mondiale con la classica stronzissima domanda "Ma secondo te sono davvero: egocentrica/arrogante/incosciente/irrispettosa/turbata/pessimista/improbabile/simulatrice/dissimulatrice/insicura?". Ovviamente, altrimenti farei a meno di preoccuparmene, credo. Quest'è, lo si accetti. Se va bene, bene, altrimenti non si sa che farne.
La mente anglofona l'ho conosciuta in un posto lugubre situato nel centro storico di Napoli, chiamato Jail. Mi ci trovate di tantissimo in tantissimo, al sabato sera, quando proprio non vi sono alternative. Ma proprio zero alternative. Era tutta sola, la mente anglofona, leggeva un libro, ed io ne fui incuriosita. Tutto qui. E così l'ho portata a zonzo per il centro, nei due giorni successivi. E tutti quegli "Ommioddio, anche io", mi hanno fatto un certo effetto. Ma credo che la mente anglofona si stia velocemente ridirigendo in patria, col pensiero, o su qualche altra spiaggia affollata.
No dai, nulla di tutto ciò è patetico o banale, solo molto schietto. Sinceramente. Non è che la verità possa rimanere nascosta per tutta la vita. Mai stata più tranquilla. Anche se il caldo abbonda.
Innanzitutto: mi trovo a scrivere da un portatile vecchio e decrepito, che rende assolutamente impacciati i movimenti delle mie mani dolenti a causa dell'acqua fredda, in secondo luogo più volte A. pose mano su quest'oggetto semi infernale, ciò non fa altro che incrementare il mio desiderio di superstizione, che mi porterebbe a convincermi che l'eventuale mal di gola che dovesse colpirmi nei prossimi giorni, sia conseguenza del mio aver abusato del fatidico ordigno dispensa sfiga. Poiché alla macchina decente è, con rammarico da parte mia, destinato Daniele. Tutto ciò se riuscirò a non farmi colpire da crisi di nervi prima della fine del post stesso ed, ovviamente, se non mi si auto-spezzeranno i polsi per la disperazione.
Ho dovuto trattenere il fiato per quasi un mese, scrivendo di sommossa, o meglio, non scrivendo, riproponendomi di farlo dopo gli esami. Ed oggi, a mente lucida lo faccio. Fu premiato il mio sforzo matematico, fu premiato il mio amore incontrastato per le scienze, negato e bistrattato dall'insegnante che, in un compito in classe, corresse la parola "ebollizione" con "ebBollizione" e che, in sede d'esame, al mio insinuare "vorrei frequentare medicina, da settembre", obiettò "e da quando in qua ti è sorta la passione per le materie scientifiche?". A proposito, ma Halley, colui che abbondantemente studiò la cometa, in realtà, l'aveva mai vista? Logica mi dice di sì, insegnante mi disse di no. Se qualcuno ne sapesse qualcosa è pregato di dirmelo.
Si disse addio all'incubo degli ultimi due anni. O forse tre. Poiché nei primi due, mi ero illusa di pregustare qualcosa di magico, nell'attesa del "liceo", il "triennio", mai più "ginnasiale". Ed al liceo le poche menti che ritenevo pensanti persero l'aura mistica, vagheggiarono in cerca di quell'"omologazione" che tanto avevano criticato e con ciò la mia illusione che prima o poi le fanciulle che solevano indossare gonne sui pantaloni, rinnegassero Bob Marley, svanì e con essa ogni progetto di ascesa nello sporco mondo della politica scolastica. Mi limitai a giocare a fare la rappresentante di classe in quinto ginnasio, lasciai perdere quando in uno dei numerosi collettivi udii le parole "ma serio", per la prima volta.
E nella mia vita si fece strada la nefanda presenza del migliore amico. Colui il quale butta al vento la propria esistenza e dell'amica fa la principale carnefice della propria persona. "Il migliore amico" dei 15 anni, quello che riporta a precisa verità il luogo comune in stile "Harry ti presento Sally". Ma che la sfortuna l'ebbe davvero, in certe occasioni.
Al primo anno di liceo avevo un'andatura ciondolante e svenivo, letteralmente, ogni 10 minuti. Con folle curiose, maledetti curiosi. Ed un giorno il bidello dai lunghi dreadlocks mi disse "Mi è giunta voce che ti fai qualche birretta prima di venire a scuola". Sostituite la parola birretta con anemia e mancanza di zucchero e fatevi due risate pensando a quanto assurdo possa essere il vociferare.
Cosa che attualmente adoro. In tutto il mio egocentrismo, cosa c'è di più meravigliosamente appagante, per la mente di un'egocentrica cronica ma timida, che il pensiero che qualche sconosciuto abbia il tempo di far fantasie negative o no, sul proprio conto? C'è da darsi un certo tono. Non credete?
Farei nomi, getterei tumuli di merda su determinati individui, svelerei peccati e misfatti. Ma che importanza ha ormai? L'odio cresce e si fomenta quando le cose le si sta vivendo, successivamente tutto appare calmo e pacato. Come ora che questa casa è libera dalla presenza di A., quasi non si prova rancore. Seppur sia sempre più tentata di prendermela con le sue piante e lasciarle seccare o farle marcire, povere creature, non sarebbe giusto nei loro confronti. Sicuramente. Mi scusino.
Una settimana dopo l'esame di maturità, la mia lingua non ebbe più saliva, la mia bocca si seccò, le ghiandole smisero di produrre liquido. Mia madrfe attribuì la causa allo stress che non avevo mostrato durante il periodo pre-esame e che ora si sfogava in vari modi, tutti ovviamente psicosomatici. Nella mia disidratazione completa lo stomaco si serrò e mi nutrii con scarnissimo cibo, per giorni. Persi così 4 kili, che non sono decisa a riprendere, per altro. Questo per far capire in che modo la scuola mi ha oppressa per anni a livello mentale e fisico e se mentalmente ne negavo l'importanza, il fisico si ribellava ad essa, contro il mio potere. Come in Hollywood ending, ma io non sono un regista in declino.
Conobbi una mente dotta, proveniente da lande anglofone, ne fui affascinata.
Ma questa è un'altra storia ed ora le mie mani sono giunte al limite. A presto.