A tradire ogni pregiudizio.
Quando sono qui le giornate volano, non ci faccio caso. Ho messo piede fuori di casa un numero di volte corrispondente praticamente a zero. Ho visto soltanto i raggi di sole entrare dalla finestra mentre mi accingevo a memorizzare cose di cui probabilmente non farò mai più uso. Ho letto, guardato film, consumandomi le orecchie. Nient'altro. Ho capito che in pratica potrei dedicarmi a queste attività e a nient'altro e potrei stare bene con me stessa, mentre guardo oscillare l'ago della bilancia e non sto parlando metaforicamente. Mangiare poco mi rende nervosa ed irascibile, non è tanto l'idea di mangiare poco in sé, è il fatto di essere consci che non si possa fare diversamente che rovina il tutto.
Beatles - Penny Lane
Sabato sono andata a vedere i Babyshambles a Roma, ebbene sì, benché l'album mi faccia qualcosa di molto più simile al ribrezzo che altro, devo ammettere di essermi esaltata quando ho sentito "Time for heroes" e "What katie did".
Pit Doroti (come definito da un fotografo che lo aspettava davanti all'albergo dove sarebbe rimasto per la notte) ha ancora quel po'di voce da poter permettersi di strimpellare su un palco per un'oretta o poco più.
"I could have stayed at home and gone to bed.
I could have gone to see a film instead.
You might have changed your mind and seen your friends.
Life could have been very different but then,
something changed...
When we woke up that morning we had no way of knowing,
that in a matter of hours we'd change the way we were going."
Queste potrebbero essere le 24 ore più lunghe della mia vita. Non volendo esagerare diciamo più lunghe dell'ultimo anno della mia vita.
La verità è che io porto scompiglio. Prendete questa casa per esempio, la sedia sulla quale sto poggiandomi mentre scrivo svogliatamente non è neanche nella posizione adatta. Io non siedo al centro della sedia, ma su un angolo di essa. Perché mi dà noia piazzarla dritta di fronte al computer. Di fianco a me c'è il silk epil, a dire il vero è per terra, perché non mi andava di togliere la spina e riporlo su un qualcosa. I miei libri sono ovunque, ci sono i rimasugli della tempera della matita sparsi un po'qui un po'lì sul manuale di storia del diritto romano. Il letto di mia sorella è diventato il poggia - vestiti ufficiale, la valigia non è disfatta, in bagno probabilmente per terra ci sono ancora mutande, reggiseno e asciugamani della doccia che mi sono fatta alle 13. In cucina c'è la borsa da cui non ho mai tolto il lettore mp3 per metterci nuove canzoni dentro e non mi ricordo più dov'è finito il panno per pulire gli occhiali.
Pulp - Lipgloss
Questa casa non è mai stata ordinata, nessuno di noi è capace di esserlo, quando mia madre ci prova fallisce a metà tra il miseramente ed il patetico. Però fa tenerezza quando prova a mettere in ordine, dà quel senso di precario che non ho mai visto mancare attorno a me. E va bene, ma da quando io sono tornata in cinque minuti il disordine si è trasformato in caos.
Tutto questo per dire che probabilmente lo stesso effetto è sortito nella vita della gente che frequento, d'altronde non dimentichiamoci che non è da tutti finire in una fontana da sobri al giovedì notte, e tutti questi mille dubbi dilanianti che se dovessero coincidere con la mia presenza allora non so come farei a perdonarmi o a giustificarmi. Quando mi sembra di essere stabile, trasmetto instabilità. E' possibile?
Pulp - Trees
E' abbastanza ovvio. It's so comfortable to be apart, without a real reason. E' come quando ti fermi a guardare i pomeriggi che ti passano davanti, hai 14 anni, sei al primo anno delle superiori e l'attività più propizia che ti viene in mente è grattarti la pancia mentre passi in rassegna 30 volte lo stesso cd dei Nirvana, dei Pistols, degli Oasis, dei Silverchair, o chi per loro.
Tanto è uguale, ognuno ne ha avuto uno, di quelli in loop fino allo sfinimento dell'apparato uditivo. E poi passano un paio d'anni e serve ancora di meno a buttarti giù, te la prendi con chi di dovere perché è l'unico modo che hai per sfogare qualcosa che non sai neanche da dove ti viene. Probabilmente dal buco del...ti dici, mentre vai a scuola una mattina di febbraio e pensi: "Ma che ci faccio qui? Ma perché? Che senso ha?" e soprattutto: "Quand'è che qualcuno noterà la mia esistenza? Che i miei passi forse non provocano abbastanza rumore?".
Approdi ai 17 che il tuo cervello è sull'orlo del precipizio, se sei una ragazza hai avuto talmente tante crisi di pianto che ormai riesci a piangere a comando, neanche te ne accorgi più quando lo fai. Porti le tue stanche membra da un lato all'altro del tuo cranio e nel frattempo ti ossessioni con stupide inezie del tipo: "Quanto misurerà il perimetro del mio occhio sinistro?", questo per non lasciarti crucciare dal compito di fisica che se avessi passato 3 pomeriggi in più sui libri non avresti bisogno di svegliarti alle 5 al lunedì mattina per riuscire ad inculcarti nel cranio qualche vaga nozione di termodinamica. Ché l'unica cosa che ti viene in mente alla parola "termodinamica" è la doccia bollente che prolungheresti volentieri lungo tutto il giorno invece di portare i piedi su una metro affollata di sempre solite facce. Ed è sempre così, tendente al depressivo, se hai un cervello.
Otherwise: possiedi sempre dei capelli da lisciare e delle unghie da pitturare e delle gambe da fasciare con qualche capo assolutamente ridicolo. Ma non te ne accorgi perché a 17 anni sei ancora troppo inconsapevole del tuo corpo per capire cosa lo fa apparire ridicolo e cosa no.
Dunque ai 18 ti aspetti chissà cosa ed invece il muro di fronte è sempre quello, da maggio a settembre, "conti i giorni che mancano all'estate e d'estate ti lamenti del caldo". Poi ti illudi che ormai è finito lo scazzo, cazzo sì. E' finito. Hai persino messo da parte Bukowski e Welsh, non c'è più niente attorno al tuo collo, non senti neanche più l'odore del posto dove hai trascorso interminabili serate (inutilmente, aggiungerei) sulla tua pelle.
I 19 non sono un'età. Essi non esistono. Sono quel passaggio inutile tra il nulla ed il nulla ancora. Perché diciamoci la verità a 19 anni ti angosci al pensiero che fra un po'ne avrai 20 e questo ti fa dimenticare il fatto che prima di arrivare ai 20 hai un anno intero davanti. E poi loro, giusto?
Sono arrivati, ufficialmente non sei più "teen", dovresti essere sempre razionale, basta con le crisi adolescenziali, basta con qualunque cosa concerna gli stati d'animo furtivi. Wild mood swings. Ma cosa succede se un mercoledì sera ti ritrovi ad avere davanti una scena già vissuta mille volte?
Sai cosa fai? Riprendi in mano le redini della situazione, perché adesso basta, lo sai che è tempo di lasciar perdere lo stare male fine a se stesso, quello ti ha già accompagnato per troppo, adesso apri gli occhi e ricominci o se proprio non ci riesci, scorri i numeri della rubrica sul cellulare ed arrivi al mio, che muoio dalla voglia di farti star bene.
...E fu così che questo blog assunse sempre più i caratteri del "cioè"...perdonami Eleonò.
Vediamo se sono dell'umore giusto per scrivere.
Sto ascoltando i Pulp, come riflettevamo qualche giorno fa (o settimana fa) io e la mia amica, la voce del cantante dei Pulp è tremendamente stupendamente ovattata e ciò è fantastico.
I Pulp mi fanno impazzire.
In quest'ultimo mese sono successe tantissime cose. Partiamo dall'inizio.
La fish n'chips a Roma fu stupenda, o, semplicemente, le circostanze lo furono e ciò che venne dopo e ciò che accadde durante. In pratica un bacio lungo una notte e una notte lunga un secondo. Infatti il tempo è volato, quella sera.
Quello che c'è stato nei giorni a venire è stato più o meno:
- io che preparo distrattamente filosofia del diritto tra un sms e l'altro mentre Suckcity (altresì detta Modena) si riempie di nord africani molesti in giro in bicicletta e di giovani con le allstar ai piedi.
Il cinque maggio sono tornata a Roma per consolidare, anzi no, confermare qualcosa di cui ero già praticamente certa. Sì, ho perso la testa di nuovo. Dopo quanto tempo? Non me lo ricordo, probabilmente un tre anni. Almeno in questo modo. E poi alcuni giorni li confondo. Ah ecco. Una settimana. Una settimana lunga un giorno. Ecco perché li confondo. Sei giorni di disquisizioni sui massimi sistemi, il passato, il presente, il futuro, musica, letteratura, gli smiths, morrissey, oasis, slide away, john lennon che se fosse ancora vivo "sai quanto romperebbe le palle attualmente", Dostojewski, Welsh, il colore arancione, Elizabethtown,("Impossibile da dimenticare, difficile da ricordare") e smooth skin (la tua). Io quei sei giorni lì non me li dimenticherò mai, finché vivo.
E poi: Bologna.
Il Vox, il post Arctic Monkeys (che non ho visto live, ma soltanto dimenarsi in pista), "Would you come to Slovenia with me?", stone roses, joy division e postal service. Cosa avremmo potuto chiedere di più, eh Any?
Mi sono tagliata i capelli, mi sono messa a dieta, sto muovendo il culo tutti i giorni dopo che "IL MIO AMICO NAPOLETANO STUDENTE DEL DAMS" ha trascorso un'intera giornata a ricordarmi che sono sull'orlo dell'obesità. Ma questo non ha a che fare con i miei capelli, più che altro il mio inconscio era impazzito. Durante la giornata avevo preso ogni cosa con gaudio e sorriso, la notte ho sognato di attraversare un ospedale in cui tutti mi facevano notare il mio grosso di dietro. E POI:
due esami dati, Roma di nuovo, un pomeriggio ed una notte e Napoli. La macchina che mi abbandona in tangenziale alle 3 di notte, ventole rotte o che so io. Appena in tempo, accosto. Ti richiamo e tu che arrivi subito (mi vengono in mente solo altre 3 persone che avrebbero fatto lo stesso: mio padre, mio fratello, Anabel). Un sacco di fumo.
Saliente.